Astensione dal lavoro per maternità esclusivamente dopo il parto

La Legge di Bilancio 2019 ha modificato il Testo Unico delle disposizioni a sostegno della maternità e della paternità

La Legge di Bilancio 2019 ha modificato il Testo Unico delle disposizioni a sostegno della maternità e della paternità, riconoscendo alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo il parto, entro i 5 mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Ssn o con esso convenzionato e il medico competente aziendale attestino l’assenza di pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
Con la circolare n. 148/2019 l’Inps ha fornito istruzioni in materia.

Documentazione sanitaria
Per poter esercitare la facoltà occorre l’attestazione del medico specialista del Ssn o con esso convenzionato e, ove presente, del medico competente aziendale che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro fino alla data presunta del parto o fino al parto, qualora dovesse avvenire in data successiva a quella presunta, da acquisirsi da parte della lavoratrice nel corso del settimo mese di gravidanza.
Le certificazioni che conterranno il solo riferimento alla data presunta del parto sono idonee a consentire lo svolgimento dell’attività lavorativa fino al giorno antecedente alla data presunta del parto, con conseguente inizio del congedo di maternità dalla data presunta stessa, e per i successivi 5 mesi.
Le predette attestazioni devono essere prodotte al datore di lavoro e all’Inps entro la fine del settimo mese di gestazione (salvo il caso della flessibilità).
Se prodotte all’Inps oltre tale termine, devono essere state redatte nel corso del settimo mese di gravidanza.

Flessibilità
La lavoratrice che fruisca della flessibilità, continuando a lavorare nell’ottavo mese di gravidanza, può comunque scegliere, nel corso di tale mese, di fruire del congedo di maternità dopo il parto, fermo l’obbligo di attestare, entro la fine dell’ottavo mese di gravidanza, l’assenza di pregiudizio alla salute. L’attestazione prodotta all’Inps dopo la fine dell’ottavo mese deve comunque essere stata redatta nel corso dell’ottavo o del settimo mese di gravidanza. L’interruzione della flessibilità – volontaria o per fatti sopravvenuti – determina, però, l’inizio del congedo di maternità, con conseguente impossibilità per la lavoratrice di esercitare l’opzione di fruire del congedo di maternità dopo il parto.

Interdizione anticipata e prorogata
L’interdizione dal lavoro per gravi complicanze della gravidanza o persistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, è compatibile con la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo il parto, purché i motivi che l’hanno determinata cessino prima dell’inizio del congedo di maternità prima del parto. Di contro, l’interdizione dal lavoro per condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino, e quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni, non è compatibile con la citata facoltà.

Prolungamento del diritto alla corresponsione dell’indennità di maternità
Le lavoratrici che, all’inizio del periodo di congedo di maternità, non prestino attività lavorativa, ma alle quali sia riconosciuto il diritto all’indennità di maternità, non possono avvalersi della facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto.

Malattia
La facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo il parto è condizionata all’attestazione di non pregiudizio alla salute della gestante o del nascituro.

Pertanto, l'insorgere di una malattia prima del parto comporta l’impossibilità di avvalersi dell’opzione: il certificato di malattia non ha, quindi, alcun effetto ai fini della tutela previdenziale della malattia, mentre produce gli effetti giuridici e medicolegali. Ne consegue che, dal giorno di insorgenza dell’evento morboso (anche qualora fosse un singolo giorno), la lavoratrice inizia il proprio periodo di congedo di maternità e le giornate di astensione obbligatoria non godute prima si aggiungono al periodo di congedo dopo il parto.

Rinuncia alla facoltà
L’opzione è alternativa alla tradizionale modalità di fruizione del congedo di maternità ante e post partum. Di conseguenza, è possibile rinunciarvi solo prima dell’inizio del periodo di congedo ante partum (ossia prima dell’inizio dell’ottavo mese di gravidanza).

Qualora, tuttavia, la lavoratrice manifestasse, espressamente o implicitamente (ad esempio, presentando una nuova domanda di maternità), la decisione di non volersi più avvalere dell’opzione dopo l’inizio del periodo di maternità ante partum, il congedo indennizzabile sarà computato secondo le consuete modalità (2 mesi ante e 3 mesi post partum).

I periodi ante partum lavorati prima della rinuncia saranno computati come periodo di maternità, ma non indennizzati, in quanto la lavoratrice non si è astenuta dall’attività lavorativa: alla lavoratrice saranno indennizzati solo i periodi di congedo ante partum successivi alla rinuncia e i 3 mesi di congedo post partum, mentre per quelli lavorati, antecedenti alla rinuncia, la stessa sarà regolarmente retribuita dal datore di lavoro e coperta sul piano degli obblighi contributivi. I giorni lavorati durante il periodo ante partum si aggiungono al periodo di congedo dopo il parto solo nell’ipotesi evidenziata nel paragrafo sulla malattia, in quanto trattasi di fatto sopravvenuto e non dipendente dalla volontà della gestante.

Lavoro a tempo parziale
In caso di contemporaneo svolgimento di 2 o più rapporti di lavoro a tempo parziale, la facoltà deve essere opzionata per tutti i rapporti di lavoro in essere, pertanto le condizioni richieste per l’esercizio dell’opzione devono sussistere per tutti i rapporti. Quindi, se su un rapporto a tempo parziale è stata disposta l’interdizione dal lavoro di cui all’articolo 17, comma 2, lettere b) e c), non è possibile avvalersi della facoltà sugli altri rapporti di lavoro in essere.

Paternità
In caso di morte o di grave infermità della madre o di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre, quest’ultimo può astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, anche nel caso in cui quest’ultima si sia avvalsa della facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto.

Gestione separata
La facoltà vale anche per le lavoratrici iscritte alla Gestione separata. L’indennità di maternità spetta a prescindere dall’effettiva astensione dall’attività lavorativa, pertanto la predetta facoltà è opzionabile dalle sole lavoratrici che vogliano astenersi dal lavoro, le quali devono produrre al proprio committente (e non all’Inps) la documentazione medica acquisita nel settimo mese di gestazione. Ai fini della sola erogazione dell’indennità, invece, le lavoratrici devono comunicare all’Inps, prima dell’inizio dell’ottavo mese di gravidanza, la scelta di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo il parto, per individuare il periodo di riferimento nel quale verificare la sussistenza del requisito contributivo richiesto per l’accesso alla prestazione, che coincide con i 12 mesi interi precedenti l’inizio del diverso periodo di congedo richiesto.
Qualora prima del parto insorga una malattia, vale quanto previsto per le lavoratrici dipendenti: il certificato non produce alcun effetto ai fini della tutela previdenziale della malattia, mentre rimangono confermati gli effetti giuridici e medicolegali dello stesso.
Al pari delle lavoratrici dipendenti, anche quelle iscritte alla Gestione separata che stiano usufruendo della flessibilità, possono avvalersi, nel corso dell’ottavo mese, dell’ulteriore facoltà di fruire del congedo di maternità dopo il parto, senza obbligo di produrre all’Inps la documentazione medica, che dovrà, quindi, essere prodotta soltanto al proprio committente.

Domanda
La scelta di avvalersi della facoltà deve essere effettuata dalla lavoratrice nella domanda telematica di indennità di maternità, selezionando la specifica opzione. Si rammenta che la domanda di maternità deve essere presentata prima dei 2 mesi che precedono la data prevista del parto e, comunque, mai oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile (pena la prescrizione del diritto all'indennità) ed esclusivamente per via telematica, direttamente sul sito Inps (con PIN dispositivo), tramite patronato oppure tramite Contact center. La documentazione medico-sanitaria deve essere presentata in originale direttamente all’Inps o spedita a mezzo raccomandata, in un plico chiuso riportante la dicitura “Contiene dati sensibili”.